L’Intelligent Design a… Cambridge!!

Uno dei pregiudizi più noti e radicati contro la teoria dell’Intelligent Design è che essa sia innanzitutto appannaggio di pochi individui o gruppi di individui relegati al margine della comunità scientifica internazionale; individui o gruppi peraltro sicuramente esclusi dal mondo accademico e che mai potrebbero trovare spazio in un contesto universitario. Perché se così fosse, infatti, «sarebbe la fine della scienza!». E, in effetti, ammettiamolo pure francamente: quante volte ci siamo sentiti ripetere frasi del tipo: «Intelligent Design?? Ma non è scienza…». Queste stesse persone, però, sono le medesime che a cuor leggero, con accademica certezza, asseriscono poi come tutto sia frutto del cieco caso, del probabilismo statistico. Insomma: qualunque conclusione è accettabile, a patto che – non sia mai! – non si menzioni un’Intelligenza! Molto spesso, banalizzazioni del tipo più sopra riportato provengono però da chi non possiede una grande metodologia filosofica né la capacità di utilizzare coerentemente gli strumenti filosofici. Strumenti che, si badi bene, sono essenziali anche nell’indagine scientifico-naturale, come quando si opera la generalizzazione delle leggi naturali (ad esempio la gravità) a partire dalla regione cosmica osservabile.

Così, a dispetto di tutti i (letteralmente) pre-giudizi, una delegazione del Centro Italiano per l’Intelligent Design (CIID) ha avuto l’onore, lo scorso 7 maggio, di presenziare alla lezione inaugurale delle “John Ray Lectures” presso la Trinity Hall di Cambridge. Ma, aspettate un attimo… abbiamo detto… Cambridge?? Esatto, proprio quella Cambridge dove secoli fa o decenni fa – a seconda del personaggio considerato – si potevano incontrare un pur antipatico Isaac Newton (1643-1727), un combattivo Fred Hoyle (1915-2001), uno Stephen Hawking (1942-2018), un giovane Georges E. Lemaître (1894-1966) – sotto la guida dell’astronomo Arthur S. Eddington (1882-1944) – ma anche Francis Crick (1916-2004), James Watson (1928-) e la purtroppo assai spesso dimenticata e sfortunata Rosalind Franklin (1920-1958). La delegazione italiana era composta da Carlo Alberto Cossano, Presidente del CIID, Marco Respinti, Vicepresidente, e Mauro Stenico, Consigliere storico e filosofico del CIID. Organizzatore e supervisore dell’evento è stato Alistair J. McKitterick, consulente del William Whewell Centre for Science and Natural Theology e docente della London School of Theology. Detto per inciso, tale William Whewell (1794-1866) fu quel filosofo, storico della scienza e mineralogista al quale si deve l’introduzione del termine scienziato, che tutti noi utilizziamo. Relatore principale dell’evento è stato il matematico – già graditissimo e simpatico ospite a Venezia nel 2024 – Steinar Thorvaldsen, dell’Università di Tromso in Norvegia. Presenti anche i noti scienziati Douglas Axe e Brian Miller, del Center for Science and Culture del Discovery Institute. McKitterick, introduttore e moderatore dell’evento, ha incentrato la propria relazione sulla figura e sull’opera del naturalista John Ray (1627-1705), grande assertore dell’esistenza, in natura, di segni evidenti di un’Intelligenza alle spalle dell’ordine cosmico. Non è un caso che uno dei suoi capolavori sia The Wisdom of God Manifested in the Works of the Creation, ovverosia La saggezza di Dio manifesta nelle opere della creazione. Thorvaldsen ha proposto una profonda e serrata analisi dell’intelligenza manifestantesi nell’informazione genetica, troppo precisa, troppo poco probabilistica e troppo simile a un sofisticatissimo “software” per supporre che essa sia il prodotto di una cieca evoluzione di stampo neodarwinistico! Axe e Miller, rispettivamente biologo e fisico, hanno successivamente presentato alcune riflessioni a supporto della tesi principale di Thorvaldsen. All’esposizione dei tre relatori è seguito un interessante dibattito con il pubblico presente. In tal modo, due ore sono trascorse come se fossero pochi minuti, tanta era l’attrattiva suscitata dalle relazioni scientifiche. Per noi componenti la delegazione italiana è stato un onore poter assistere a un appuntamento di questo tipo. Senza poi menzionare la possibilità di visita alle diverse attrazioni della città.

L’evento prestigioso di Cambridge può davvero segnare l’inizio di un felice e proficuo percorso che potrà contribuire a portare nuova luce sull’Intelligent Design, mostrandone ulteriormente la legittimità non soltanto filosofica, ma altresì scientifica. Possiamo, in conclusione, asserire con fiducia che qualcosa di importante stia in tal senso nascendo a livello europeo. Anche l’Italia, grazie al CIID, sta negli ultimi anni apportando un notevole aiuto in codesta missione. Dove poi questo qualcosa possa condurre, dipenderà anche da tutti noi.

Mauro Stenico

Crediti immagine: Newton’s Tree, Trinity College by N Chadwick, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons.

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